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Paolo Procesi - Donata Maria Tchou
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architettura |
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Il
progetto riguarda l’allestimento di un’imbarcazione a vela
di 80’ da destinarsi a charter in ambito mediterraneo.
Il presupposto di base è quello di reinterpretare le funzioni e gli spazi abitativi dell’imbarcazione adibita a charter superando il dualismo zona giorno – zona notte in termini di frammentazione, specializzazione e riaggregazione degli “spazi relazionali” su un modello “urbano”. Interpretando, cioè, sia gli spazi interni che quelli esterni come se fossero le strade, le piazze, la spiaggia, le case di un ipotetico villaggio sul mare. Strategia, questa, che si è riflessa sul sistema distributivo. A seguito di una serie di interviste ad operatori nautici, segnatamente ad intermediatori per il noleggio, sono emerse le linee-guida che hanno fornito gli input funzionali del progetto. Sono stati considerati preminenti gli aspetti ergonomici relativi all’assetto dell’imbarcazione a vela al fine di riconquistare l’utenza orientata verso le motobarche. Il processo è stato poi implementato sulla strategia distributiva dell’idea progettuale. Ne è scaturita una serie di soluzioni, come la tuga-pozzetto, l’ampia spiaggetta con integrato un tender studiato appositamente per sposare le linee dello scafo, un sistema di cuscinerie che aumenta il comfort di navigazione in assetto sbandato o ,ancora, la zona “happy hour” a ridosso del giardinetto, che, nell’insieme, rendono l’imbarcazione ricca di suggestioni e di luoghi significanti. Gli interni sono poi caratterizzati da pannelli in honeycomb laminato con tessuti quali lino e cotone, che producendo effetti di traslucenza trasformano le partizioni da mero confine tra luoghi in suggestione di altri, più ampi, spazi. Il sistema permette inoltre l’inserimento, tra le celle del nido d’ape, di L.E.D che rendono “attive” le superfici dal punto di vista illuminotecno. Il disegno dello scafo, fortemente caratterizzato, si presenta come frutto dell’ibridazione tra imbarcazioni a vela ed a motore. Forme bioforme e soluzioni che, nel complesso, si allontanano dagli steretoipi delle imbarcazioni di produzione seriale, producono un oggetto di immediata riconoscibilità e di grande richiamo sia per gli operatori, che possono contare su una maggiore caratterialità legata alla propria flotta, che per gli utenti, ai quali viene offerto un mezzo non convenzionale con il quale vivere il diporto. |
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